La storia del Capitano

Chissà se quel 28 luglio 1995, vedendolo arrivare all’allenamento portando una borsa da spesa con dentro le scarpe da calcio, lo zio Beppe Bergomi aveva pensato che quel ragazzo dai capelli ordinati avrebbe superato le sue presenze in casacca nerazzurra? Chissà se gli è mai venuta in mente l’idea che quella fascia da capitano sarebbe finita sul bicipite del numero 4, appena arrivano da Buenos Aires senz’alcuna aspettativa. Eppure tutto questo fa parte del fascino di questa storia.

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La prima data da segnare nell’avventura nerazzurra di Javier Zanetti è il 27 agosto 1995 quando esordì contro il Vicenza. Da una parte il già famoso Robertone Carlos, dall’altra lo sconosciuto Zanetti. Due cose di quella partita sono rimaste impresse nella mente del popolo interista: il gol di Roberto Carlos e le cavalcate sulla fascia dell’instancabile argentino. Fisico, corsa, è quasi magia.

Javier divenne famoso in Europa nel 1998 quando l’Inter vinse la Coppa UEFA a Parigi contro la Lazio. La perla di quella partita fu lo straordinario gol di Zanetti: sponda di Zamorano per Zanetti che libera un destro potentissimo all’incrocio dei pali. Quella Coppa UEFA fu il primo trofeo conquistato da Javier con la maglia dell’Inter. Circa un’anno dopo la fascia di Bergomi passò sulla mano di Zanetti e da quel momento il 26-enne argentino risponde al nomignolo Il Capitano. Nel 2010 arriva la più grande gioia per il Capitano – la conquista della tripletta (Serie A, Coppa Italia e Champions League), che fu la corona della splendida carriera del capitano.

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Il momento più pesante arriva il 28 aprile 2013, quando Zanetti si rompe il tendine d’Achille. Un quarantenne qualunque avrebbe detto basta e si sarebbe goduto la pensione. Ma Zanetti non è un quarantenne qualunque. Sei mesi dopo l’infortunio ritorna in campo con l’Inter di Walter Mazzarri e il 18 maggio 2014 gioca l’ultima partita con i sui amati colori nerazzurri. Il nuovo presidente dell’Inter, l’Indonesiano Erick Thohir, decide di ritirare la maglia numero 4 in suo onore. Zanetti è ancor’oggi un’esempio di lealtà ed amore incondizionato per la società. Ritirandosi, ha portato con sé un pezzo di storia del meraviglioso mondo del calcio.

 

Napisao: Samuel Pincin

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